Dealcolati alla prova del packaging

07mag WineVision CorriereVinicolo

Dalle etichette alle bottiglie, passando per capsule, tappi e vendita diretta, l’attenzione al mondo dei dealcolati passa dal prodotto al suo vestito. Non una nuova referenza ma un nuovo modo di pensare, questo il cambio di passo a cui sono chiamati gli operatori. Perché le “regole” di come si presenta un vino no o low alcol sono tutte da scrivere.

Con il via libero definitivo alla produzione il dibattito sui vini dealcolati in Italia si è allargato anche a quello che succede subito dopo, ovvero a come presentare questa nuova categoria ai consumatori. Percorso che non ha punti di riferimento certi e ineludibili, se infatti a livello normativo la battaglia portata avanti da Unione Italiana Vini per mantenere nell’ambito “vino” i dealcolati è stata vinta ed è ormai assodata, tutto quello che riguarda la promozione e il marketing deve ancora essere consolidato. Al netto di scelte singole, infatti, i NoLo si aprono a un ventaglio di soluzioni di contatto con i consumatori che anche a livello di packaging possono essere molto diverse. E proprio questo è stato il focus di quest’anno di “Wine Vision”, il format promosso da Tonutti Arti Grafiche e General Vetri, con il contributo organizzativo di Unione Italiana Vini […].

Lo sprint della filiera
Come detto è però nel “post-produzione” che il dibattitto si sta facendo oggi più vivo e ricco. Per questo ampio spazio è stato dato anche alla filiera del packaging e della vendita diretta al consumatore, strettamente connessa alla presentazione del vino. “La General Vetri da 50 anni insegue le opportunità offerte dal mercato proponendo soluzioni adeguate – ha detto il direttore generale Gaia Gottardo – e oggi sicuramente l’opportunità è quella dei no e low alcol, basti pensare che parliamo già del 5/7% dei nuovi lanci di prodotto nell’ultimo anno con una propensione netta per gli spumanti zero alcol”. Gottardo si è poi concentrata sulla necessità di colpire immediatamente il consumatore con il giusto packaging, evidenziando anche come il cambio delle occasioni di consumo stia aprendo nuove importanti strade a formati di bottiglia alternativi, più piccoli e comodi. Concludendo, a proposito di quale bottiglia sia più giusta per un dealcolato: “Io vedo tre strade, quella della continuità, quella della bottiglia assolutamente distintiva e, infine, una soluzione più morbida tra quello che c’è stato finora e quello che può esserci. Ma non c’è una risposta giusta per tutti, ogni cantina deve scegliere la bottiglia in base alla sua identità”. Partendo dalla consapevolezza che il packaging ha da sempre un ruolo determinante per il vino, settore che oggi sta vivendo un momento storico di fragilità, Barbara Pagnutti, responsabile commerciale e marketing di Tonutti Tecniche Grafiche, ha confermato come sia fondamentale poter costruire un collegamento forte anche con il consumatore di dealcolati, sottolineando come “l’etichetta diventa uno strumento a nostro avviso fondamentale sia per supportare il prodotto sia, soprattutto, per renderlo credibile”. Come fatto nello specifico anche per l’etichetta, insieme a bottiglia, tappo e gabbietta, offerta ai presenti come gadget in ricordo dell’evento con annesso link alle presentazioni dei relatori […].

Fonte articolo completo: numero 18 pag. 10 Corriere Vinicolo